Il
ricordo più bello di me bambina, a Carnevale, non è il vestito
azzurro da fata, con il cappello appuntito, che non stava mai
su.
Nemmeno le frittelle mangiate ancora prima di metterci sopra lo zucchero a velo.
Il ricordo più bello non è la pioggia di coriandoli che bagnava di allegria.
Non è la mascherina che copriva gli occhi di finto mistero o la clava di plastica che non faceva mai male a nessuno.
Il ricordo più bello è la mia mamma che, qualsiasi costume mi mettessi (da principessa, da damina o da Arlecchino), mi si avvicinava tenendo in mano la sua matita nera per gli occhi e mi disegnava un neo sulla guancia.
Nemmeno le frittelle mangiate ancora prima di metterci sopra lo zucchero a velo.
Il ricordo più bello non è la pioggia di coriandoli che bagnava di allegria.
Non è la mascherina che copriva gli occhi di finto mistero o la clava di plastica che non faceva mai male a nessuno.
Il ricordo più bello è la mia mamma che, qualsiasi costume mi mettessi (da principessa, da damina o da Arlecchino), mi si avvicinava tenendo in mano la sua matita nera per gli occhi e mi disegnava un neo sulla guancia.


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